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giovedì 1 luglio 2010

Halal: Un mercato da 5 milioni di euro Made in Italy


Halal: Un mercato da 5 milioni di euro

La firma della Convenzione interministeriale sosterrà l'iniziativa "Halal Italia"

30/06/2010
© ansa.it per NEWSFOOD.com

"In Italia il fatturato dei prodotti 'halal', cioé conformi ai precetti di religione islamica, ammonta a circa 5 miliardi di euro. Ma si tratta di un mercato destinato a crescere sempre di più, così come quello delle imprese italiane che esporteranno nei Paesi di religione musulmana cibi, farmaci e cosmetici halal". Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, spiega l'importanza della firma della Convenzione interminesteriale di sosteno all'iniziativa 'Halal Italia', insieme ai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole.

"La nostra produzione agricola e del made in Italy - continua - nell'ultimo decennio ha visto aumentare la sua distribuzione nei Balcani, nell'Europa dell'Est, nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Proprio in queste ultime due aree sono presenti oltre 350 milioni di fedeli islamici. In Francia sono 5 milioni, mentre in Italia sono 1,5 milioni", ma a differenza dei nostri cugini d'Oltralpe, i cittadini italiani musulmani "fungono più da ponte comunicativo tra l'Islam e la cultura occidentale".

La scelta di certificare con il marchio 'Halal Italia' i prodotti del made in Italy che verranno esportati nei Paesi islamici e anche sul mercato interno, "é un'operazione di tipo culturale per una maggiore integrazione dei musulmani in Italia - prosegue il ministro - ma anche di sicurezza, in modo da evitare la distribuzione di prodotti non controllati".

Con questa iniziativa "sarà garantita la sicurezza per i nostri consumatori anche sul mercato interno - conclude Fazio - perché dovranno essere seguite delle regole precise. Ad esempio durante la macellazione della carne dovrà esserci una persona di religione musulmana che reciti le preghiere prescritte, non si potranno usare solventi che contengono alcol, tutta la filiera dovrà essere halal e non ci potranno essere contaminazioni".

Ansa.it per NEWSFOOD.com

sabato 31 ottobre 2009

Mangiar CARNE brucia la TERRA-i dati


Miliardi di animali ogni anno nel mondo vengono barbaramente uccisi.

Il vegetarismo, quindi, diviene oggi sempre più un fattore strategico altrochè per la salvezza degli animali, anche per il riscatto sociale e la liberazione dalla fame e dalla guerra di tutti gli sfruttati del terzo mondo!

Il 70% delle terre coltivate viene usato per nutrire gli animali da allevamento.

Il 50% dell´acqua potabile del pianeta viene usata negli allevamenti.

1/3 del petrolio e delle materie prime viene bruciato nel ciclo (agricolo- allevamento-lavorazione-distribuzione) della carne.

Il 50% dell´inquinamento e dell´effetto serra è causato dalle deiezioni degli allevamenti.

Per produrre 1 kg di carne vengono usati dai 10 ai 25 kg di alimenti vegetali che potrebbero sfamare miliardi di esseri umani.

Oltre il 90% dei cereali e della soia viene rubato agli sfruttati del terzo mondo e trasferito negli allevamenti di USA, Canada, Europa e Giappone per essere trasformato in carne per gli occidentali.

Per questo gli sfruttati africani, asiatici e centro-sud americani da decenni soffrono e muoiono per denutrizione al ritmo di 40.000 persone al giorno mentre gli occidentali soffrono e muoiono per le malattie causate dal mangiar carne.

Tutto questo produce enormi profitti per le multinazionali alimentari e chimico-farmaceutiche e rafforza il loro potere e quello degli apparati di potere degli stati al loro servizio.


QUESTA ETERNA TREBLINKA DEGLI ANIMALI accelera la fine delle risorse del pianeta, il suo inquinamento irreversibile, lo sfruttamento degli uomini, la loro malattia e morte.

Un miliardo e mezzo di sfruttati umani rischia ora la morte per fame, ma essi non restano inerti e si ribellano con rivolte per il pane che si estendono nei vari continenti.

TU PERÒ PUOI CONTRIBUIRE SUBITO A FERMARE QUESTO MASSACRO DI ANIMALI E DI UOMINI E DARE LA TUA SOLIDARIETA´ A CHI SI RIBELLA!

TU PERÒ PUOI COLPIRE SUBITO GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI!

Non essere più complice di chi persegue questa politica di sfruttamento e di morte degli animali, degli uomini e del pianeta!

LA TUA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA COMINCIA A TAVOLA!

RIFIUTA DI CIBARTI DI MORTE,

PER UN NUOVO INTERNAZIONALISMO DIVENTA VEGETARIANO!

BRASILE/ DEFORESTAZIONE:SOIA E BOVINI I NEMICI DELL'AMAZZONIA



3 giugno 2008

BRASILE/ DEFORESTAZIONE:

SOIA E BOVINI I NEMICI DELL'AMAZZONIA

Il neo ministro dell’ambiente Carlos Minc: la situazione può peggiorare

Sono stati abbattuti 1123 Km quadrati di foresta, tenendo conto che il sistema non rileva le azioni in aree sotto i 25 ettari. Dunque, le aree rase al suolo potrebbero essere ancora di più. Per il nuovo ministro dell'Ambiente Carlos Minc i numeri divulgati dall'Inpe "sono preoccupanti ed esigono risposte immediate. Non dobbiamo piangere sul latte versato - ha detto Minc, che è entrato nell'esecutivo al posto di Marina Silva, dimissionaria lo scorso maggio - ma bisogna agire con fatti concreti. I prossimi mesi, giugno, luglio e agosto sono quelli in cui tradizionalmente si disbosca maggiormente, perché si prepara il terreno per la coltivazione e il pascolo. Saranno il nostro banco di prova".

I nemici della foresta si chiamano infatti allevamento di bovini e coltivazione di soia. Lo stato del Mato Grosso detiene il record di deforestazione. Dei 1123 Km quadrati devastati in aprile, il 70% sono in Mato Grosso, lo stato governato da Blairo Maggi, che oltre ad essere il governatore è il maggior produttore di soia del Brasile e uno dei maggiori dal mondo. Maggi ieri ha minimizzato i numeri dell'Inpe: secondo il governatore il Mato Grosso "è semplicemente più esposto ai satelliti".

Il neo-ministro ha annunciato, sempre ieri, che la Polizia Federale inizierà una serie di sequestri di bestiame che pascola zone disboscate illegalmente. "Prenderemo i buoi pirata" ha minacciato il ministro. Dalla fine di maggio sono cominciati i sequestri di coltivazioni in zone illegali.

Impatto ambientale del consumo di carne


fonte: APCOM, 3 giugno 2008

I dati sull’impatto ambientale del consumo di carne parlano da soli. Di fronte all’evidenza non si può più far finta di non vedere. Anche la FAO comincia a parlare chiaro…:

La FAO: la bistecca fa male alla Terra

http://www.unaltralimentazione.org/html/index.php

Pubblichiamo un commento del New York Times (tradotto in Italiano da Repubblica) sullo studio del 2006 della FAO sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame".

La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione


La bistecca fa male alla Terra, l'effetto serra ci cambia la dieta

di MARK BITTMAN

NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità maggiori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento...

Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".

E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.

Fonte: (copyright The New York Times) (Traduzione di Anna Bissanti per Repubblica, 28 gennaio 2008)
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giovedì 29 ottobre 2009

LATTE UMANO, LATTE DI MUCCA E ALLATTAMENTO AL SENO



LATTE UMANO, LATTE DI MUCCA E ALLATTAMENTO AL SENO

Franco Libero Manco

VEGETARISMO: EVOLUZIONE SOCIALE


Ad ogni mammifero è destinato un latte specifico e le componenti nutrizionali del latte materno indicano chiaramente a quale specie è destinato e la giusta alimentazione che dovrebbe adottare ogni mammifero adulto. Vi è una correlazione tra ritmi biologici di crescita di alcuni mammiferi e la composizione del latte corrispettivo. Infatti il latte è un alimento perfetto e completo soltanto per l’organismo in crescita della stessa specie. Il piccolo umano per mezzo del suo latte specie specifico raddoppia (indicativamente) il suo peso corporeo in 175 giorni, la mucca in 60, la capra in 10 giorni, il ratto in 6 giorni. Si intende porre in confronto le componenti nutrizionali del latte materno della donna con quelle della mucca, troppo spesso considerate idonee all’allattamento del cucciolo uomo. Il dato più importante del latte umano, se confrontato con il latte di mucca o con latti di altra natura, sta nella composizione proteica. Nel colostro è presente la lattoglobulina in notevole quantità, costituita in massima parte da anticorpi contro numerose malattie a protezione del bambino nei primi mesi di vita nei quali il sistema immunitario non è ancora maturo. Inoltre contiene utili fattori contro infezioni e contro eventuali allergie. Un’altra caratteristica del latte materno umano è la variabilità della sua composizione nel tempo. Nei primi 4-5 giorni dopo il parto si ha la produzione di colostro ricco di proteine e minerali, ma povero di grassi, carboidrati, vitamine e calorie. Dopo i primi giorni di allattamento il colostro si trasforma in latte di transizione, di aspetto grasso e cremoso e di composizione intermedia. Solo al decimo giorno comincia la produzione del latte materno vero e proprio, cioè del latte “maturo” meno ricco di proteine, minerali, vitamine A ed E, ma più ricco in grassi, zucchero, e vitamine del complesso B. La composizione del latte materno varia anche col passare dei mesi a causa della diminuizione delle proteine. Variazioni si osservano anche durante la stessa giornata: al mattino il latte materno è più ricco di grassi. Il lattante alimentato artificialmente, con latti trattati, probabilmente si troverà a pagare un prezzo metabolico elevato per crescere, se viene alimentato con latte diverso da quello materno cui la natura aveva stabilito. Infatti se si confronta il latte materno con latti “artificiali”, contenenti per es. proteine della soia (meno costose e più vantaggiose per l’industria), il lattante mostrerà insufficienza della risposta immunitaria sia alle comuni infezioni sia alle vaccinazioni. I latti adattati non riproducono mai la composizione del latte umano. Le componenti nutrizionali dei latti adattati dovrebbero essere riportate con precisione sulle confezioni in polvere, segnalando anche la composizione dei singoli aminoacidi e di acidi grassi. Per il neonato non dovrebbero essere utilizzate formule arricchite con Fe in quanto potrebbero facilitare infezioni intestinali. Inoltre c’è da considerare che il latte, per evitare esposizioni alla luce, è fatto per passare direttamente dalla mammella nello stomaco del lattante che, per ossigenazione, gli fa perdere la vit C. (Tutte le creature che mangiano latte dovrebbero succhiarlo, dice il dr. Page).

Con la pastorizzazione poi le vitamine vengono distrutte; calcio e fosforo vengono resi inorganici e quindi inassimilabili; il valore della proteine viene abbattuto; si riducono i sali minerali resi insolubili e quindi inutilizzabili, il valore alimentare risulta gravemente ridotto; gli zuccheri caramellano, le proteine coagulano parzialmente; la sterilizzazione poi abbassa totalmente il valore nutritivo.


COMPOSIZIONE A CONFRONTO TRA IL LATTE UMANO MATURO E IL LATTE DI MUCCA

Latte umano latte di mucca



Proteine: 1 3,5

Caseina: 20 82

Proteine del siero: 80 18

Azoto non proteico: 23 6



Aminoacidi (mg/100 ml):


istidina: 22 95

isoleucina: 68 228

leucina: 100 350

lisina: 73 277

metionina: 25 88

fenilalanina: 48 172

treonina: 50 164

triptofano: 18 49

valina: 70 245

arginina: 45 129

alanina: 35 75

acido ispanico: 116 166

Cistina: 22 32

Acido glutammico: 230 680

Glicina: 0 11

Prolina: 80 250

Senna: 69 160

Tiroxina: 61 ----



Lattosio (g/100 ml): 6,4 5

Lipidi: 4 4

Acido Linoleico: 7 10

Acido Oleico: 36 28

Acido Linolenico: 1 ----



Calcio (mg/l): 340 1170

Fosforo (mg/l): 140 920

Sodio (mEg/l): 7 22

Potassio (mEg/l): 13 35

Cloro (mEg/l): 11 29

Magnesio (mg/l): 40 120

Zolfo (mg/l): 140 300

Cromo (ug/l): ---- 10

Manganese (ug/l): 10 30

Rame (ug/l): 400 300

Zinco (mg/l): 4 4

Selenio (ug/l): 13-50 5-50

Ferro (mg/l): 0-5 0-5



Vitamina A: 1900 1500

Tiamina (ug/l): 160 440

Riboflavina (ug/l): 360 1750

Niacina (ug/l): 100 640

Ac. Pantot. (mg/l): 1,8 3,5

Acido Folico (ug/l): 52 55

Vit. B12 (ug/l): 0,3 4

Vitamina C (mg/l): 43 11-21

Vitamina D (U.I./l): 22 14-33

Vitamina E 8mg/l): 1,8 0,4

Vitamina K 8Ug/l): 15 60

Come si può vedere tra il latte umano e quello di mucca vi sono delle differenze di composizione notevoli. Da notare che le proteine e il calcio nel latte di mucca sono circa il triplo rispetto il latte umano e il fosforo e il sodio sono circa 4 volte maggiori. L’essere umano è l’animale con la crescita più lenta per raggiungere la maturità e sviluppare una dentatura adatta a masticare cibi solidi, di conseguenza il periodo di allattamento è più lungo di tutti. Da esperimenti risulta che quando a ratti viene somministrato latte pastorizzato a 63° si verifica mortalità precoce e riduzione della vitalità. La pastorizzazione distrugge il 38% del complesso B e almeno il 25% della vitamina C. Ci sono stati casi in cui i lattanti contrassero lo scorbutio a causa dell’utilizzo del latte pastorizzato, dovuto alla distruzione della vit C. La sterilizzazione delle sostanze alimentari abbassa il loro potere antiscorbutico quanto più è alta la temperatura. Carne e latte inscatolati sono inevitabilmente scorbutogenici. Risulta tra l’altro che i bambini nutriti con latte pastorizzato hanno meno resistenza alle infezioni. E’ stato verificato che la crescita in altezza dei bambini nutriti con latte di mucca pastorizzato era inferiore ai bambini nutriti con lo stesso latte crudo. Nel 1926 McCollum in una conferenza dichiarò che da quando nella città di Baltimora aveva emesso l’ordinanza che rendeva obbligatoria la pastorizzazione di tutto il latte, i casi di rachitismo aumentarono del 100% nella città. Il “Lancet” di Londra riportò alcuni esperimenti fatti da un medico inglese che nutrì un certo numero di gattini e cagnolini con latte pastorizzato. Essi morirono, mentre i gattini e cagnolini nutriti con latte crudo prosperavano bene. Il latte pastorizzato produce: costipazione, scorbuto, rachitismo, scrofolosi e malattie analoghe (da “La scienza e la raffinata arte del vivere e della nutrizione”, di H. M. Schelton e altri autori). Il latte di una specie, anche se può essere usato dal piccolo di un’altra, non è adatto alle sue necessità nutrizionali. Le grandi differenze nelle composizioni chimiche del latte delle varie specie, che riflettono anche differenze fisiche, sono evidenziate nell’elenco che segue.


Composizione chimica media in percentuali:

proteine grassi carboidrati minerali

Donna: 1,60 3,95 6,25 0,45

Mucca: 3,55 3,70 4,88 0,71

Cagna: 11,20 9,60 3,10 1,35

Maiale: 5,90 6,90 3,80 1,10

Pecora: 6,50 6,90 4,90 0,90

Capra: 4,30 4,50 4,40 0,80

Cavalla: 1,30 1,20 5,70 0,41

Coniglia: 15,50 10,50 2,00 2,06

Bufala: 4,40 7,10 4,70 0,85

Si può notare come il quantitativo proteico più alto, quello della coniglia 15,50, corrisponda alla crescita più rapida dell’animale. In linea di massima il latte umano assomiglia al latte della mucca ma differisce in molti aspetti particolari: è più dolce e non ha odore, mentre il latte della mucca contiene troppa caseina e l’albumina è insufficiente per il piccolo umano; tra l’altro manca anche il lattosio e il contenuto degli aminoacidi delle sue proteine è differente. Il cucciolo d’uomo ha una crescita molto lenta: alla nascita il suo cervello è più grande di qualunque altro animale e il suo tasso di crescita è maggiore. Il latte umano non solo è il più digeribile: in esso si trovano residui di lecitina che serve per la costruzione del cervello umano. I minerali del latte di mucca non sono prontamente assimilati dal piccolo umano, di conseguenza un terzo degli elementi minerali vengono espulsi con le feci. I bambini nutriti al seno sono più intelligenti di quelli nutriti con latte artificiale e quelli nutriti con il biberon sono più nevrotici ed hanno più malattie dell’infanzia. Alcune donne smettono di allattare il loro bambino quando non hanno latte, mentre se persistessero per pochi giorni il latte arriverebbe. La quantità può essere esigua nei primi tempi e aumentare successivamente. E’ errato considerare il ritorno delle mestruazioni come motivo di svezzamento; nemmeno una leggera o breve malattia dovrebbe indurre la madre a svezzare il proprio bambino, né un’altra gravidanza dovrebbe provocare l’immediato svezzamento. In ogni modo, per la crescita e lo sviluppo, il latte di un animale funziona meglio del latte di soia o di altri tipi di latti artificiali. Inoltre lo zucchero non dovrebbe mai essere aggiungo al latte, perché tende a produrre fermentazione. Al bambino si dovrebbe dare tutto lo zucchero di cui ha bisogno solo attraverso i succhi di frutta biologici al naturale. La migliore fonte di zuccheri per il bambino si trova nell’uva.

Franco Libero Manco

Associazione Vegetariana Animalista - via Cesena 14 Roma 00182 tel. 06 7022863 - 3339633050 - www.vegetariani-roma.it - www.universalismo.it

mercoledì 28 ottobre 2009

Macchine da latte


La vita infernale

delle “macchine da latte”

Il latte prodotto negli allevamenti intensivi proviene da mucche in condizioni insoddisfacienti di benessere e salute, 'rottamate' precocemente all'inizio della loro 'carriera produttiva' a causa di patologie e traumi. Il livello produttivo raggiunto dagli allevamenti industriali è incompatibile con il benessere e la salute delle 'forzate del latte': ci voleva una commissione di esperti per capirlo (28/10/09)

Il panel degli esperti chiamato dall'EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare) ad esprimersi sul benessere delle vacche da latte ha espresso nel luglio 2009 - sia pure con le cautele del linguaggio 'scientifico' - un parere molto negativo

"L'onda lunga della selezione genetica finalizzata alle elevate produzioni di latte è la causa principale nell'insofddisfaciente livello di benessere delle vacche da latte legato, in particolare, a problemi sanitari". L'aumento della produzione di latte per vacca non conosce freno e, per effetto di una selezione che insiste a concentrarsi sull'obiettivo di allevare animali sempre più lattiferi, ogni anno la media di produzione del 'parco vacche' allevate in condizioni intensive aumenta di più di un quintale di latte per lattazione. Il 'parere' per l'Efsa ricorda che "la produzione di latte delle vacche lattifere è aumentata costantemente negli ultimi trent'anni e per il 50% circa questo aumento è dovuto ai criteri di selezione genetica".

Negli anni '60 una mucca da latte delle zone più 'specializzate' della Bassa Lombardia produceva 3.000-3.500 kg di latte (ma in montagna la produzione non superava i 2000 kg). Oggi le vacche Frisone (la razza di bovini da latte più diffusa e a più elevata produttività) producono in media in Italia più di 9.000 kg di latte per lattazione (di 305 giorni secondo convenzione). In Israele si è vicini ai 12.000 kg (una produzione che è raggiunta da parecchi allevamenti anche in Italia). Significa che una vacca all'inizio della lattazione produce 60 kg di latte al giorno, uno sproposito.

Povere macchine da latte

L'aumento spaventoso della produzione di latte che porta la mucca a produrre 10 volte tanto quello che è il fabbisogno del vitello (ovvero il livello 'naturale' di secrezione lattea) è stato ottenuto modificando l'anatomia, la fisiologia, il metabolismo dell'animale. Rispetto alle mucche 'naturali' le 'macchine da latte' sono bestie pelle e ossa, tutte sporgenze e senza arrotondamento da copertura di muscolo e grasso (molto suscettibili alle lesioni di un ambiente di allevamento artificiale con materiali artificiali). Inevitabilmente l'aumento della produzione del latte porta ad un aumento della taglia (mucche lunghe, alte e sottili) che fa si che le povere mucche siano sempre 'alle strette' nonostante ogni tot anni si rifacciano le stalle o, quantomeno, l'arredo zootecnico.

La selezione ha cambiato anche la taglia e la morfologia della vacca da latte e quindi i suoi bisogni relativamente al comportamento e agli altri meccanismi adattativi. Il fabbisogno di spazio della vacca da latte è aumentato così come la sua vulnerabilità agli impatti meccanici e alle lesioni a carico delle parti esterne, della pelle, degli arti, degli zoccoli. L'elevatissimo potenziale genetico per la produzione di latte corrisponde ad una maggiore suscettibilità ad una serie di patologie : "La componente genetica legata alla produzione lattea è risultata correlata con l'incidenza di laminiti, mastiti, disturbi riproduttivi e metabolici. Al fine di migliorare il benessere delle vacche da latte è urgente promuovere la revisione dei criteri utilizzati per la selezione genetica nell'ambito della produzione lattiera".

Povere zampe

Tra i problemi i di cui soffrono le vacche 'forzate del latte' quelli podali sono tra i più gravi e frequenti. Le zoppie che ne conseguono sono causa di molte 'rottamazioni'. I problemi podali (in primo luogo la laminite) esemplificano bene la concomitanza di fattori alla base di condizioni di lesioni e sofferenza. La laminite sub-acuta è stata da tempo messa in relazione con i problemi alimentari legati alla super produzione di latte. L'energia e le proteine necessarie a sostenere la super produzione sono fornite alla vacca attraverso alimenti ben diversi dai foraggi (che rappresentano la naturale alimentazione degli erbivori). Si tratta di alimenti 'concentrati' ('rubati' agli umani) ricchi di amido e di zuccheri (oltre che molto ricchi di proteine) che comportano scarsa masticazione e che fermentano rapidamente nel rumine (di fatto la vacca viene 'ingozzata' in modo innaturale).

Non tamponati dalla saliva (per mancanza di adeguata masticazione) gli acidi organici (in particolare l'acido lattico, che non si evolve con razioni 'naturali') si sviluppano in forte quantità nel rumine determinando una condizione di basso pH che, a sua volta, provoca danni all'epitelio dell'organo digestivo e quindi il passaggio nel circolo sanguigno di sostanze tossiche quali istamine e endotossine (legate alla forte attività fermentativa) dannose per i tessuti. Il tessuto del piede è particolarmente sensibile a queste tossine, anche perché già sollecitato e stressato dalla deambulazione forzata su superfici innaturali (cemento) dove la reazione meccanica è ben diversa da quella di un tappeto erboso.

L'acidosi sub-clinica è una condizione normale nelle 'forzate del latte'. Si interviene con correttivi quali i tamponi chimici, ma come per tutti gli 'integratori' somministrati alla 'forzate del latte' il loro scopo è quello di 'spingere' ancora di più il livello alimentare e la produzione (il potenziale genetico lo consente). L'acidosi sub-clinica provoca anche ascessi epatici e immunodepressione e favorisce - insieme ad altre concause - la dislocazione dell'abomaso (grave patologia che porta spesso alla 'rottamazione' della vacca).

Vacche 'rottamate'

Le vacche sono precocemente 'riformate' (ipocrisia semantica per non dire 'rottamate') per varie cause, direttamente o indirettamente legate alle super produzioni: zoppie, dislocazioni dell'abomaso, infertilità. La carriera di una 'forzata del latte' non arriva a 2 lattazioni e mezza. Il che equivale a dire che la vacca (che inizia a produrre latte a due anni e mezzo, dopo il primo parto) arriva, in media, a poco più di 5 anni di vita. Un tempo, quando le vacche non erano spremute come limoni, non era infrequente che arrivassero in piena salute, partorendo regolarmente ogni anno e producendo latte, sino a venti anni di età. Altri tempi.

Delle vacche 'riformate' circa l'80% - sia pure in condizioni non certo perfette - è comunque 'idoneo alla macellazione' (in grado cioè di subire l'autotrasporto senza riportare eccessive sofferenze e di salire e scendere con le proprie zampe dal camion). Un 10% viene certificato 'non idoneo' e deve essere abbattuto sul posto. La carcassa deve essere 'smaltita' e incenerita (costo circa 250 €, a carico dell'allevatore). Vi è un altro 10% che non sarebbe idoneo al trasporto (vacche 'a terra' che non si rialzano più dopo il parto o che hanno subito traumi gravi, fratture ecc.) ma che - per evitare i costi di 'smaltimento' e per non far perdere la carcassa all'industria di macellazione - viene caricato lo stesso sui camion (con l'aiuto di vericelli o altri sistemi 'meccanici' comunque disumani). Allevatori, veterinari e autotrasportatori sono tutti d'accordo a 'chiudere un occhio'. Notare che l'allevatore non ci guadagna; anzi deve quasi ringraziare che gli 'porta via' la bestia. Poi l'industria di macellazione trasformerà la carcassa della povera mucca in hamburger, guadagnandoci non poco. Dal momento che le vacche 'rottamate' sono tante (vista la breve 'carriera' delle forzate del latte) il business non è dei minori.

Un po' di pietà per le mucche

Le questioni del 'benessere' delle vacche da latte non hanno sinora attirato molte attenzioni (se si esclude la campagna LAV del 2006). Il pubblico pensa che la vacca, dopotutto, se la passi meglio di una gallina ovaiola in gabbia o di un maiale chiuso in un box superaffollato con decine di suoi simili in attesa di essere trasformati in prosciutti. Ma le cose non sono così, come abbiamo cercato di evidenziare. Il latte è un alimento che richiama sensazioni di pace (ha proprietà sedative); è all'opposto della carne e del sangue (che richiamano aggressività). Dietro l'apparenza, però, l'industria del latte è crudele e cruenta nei confronti delle mucche. La peggiore crudeltà, però, non è quella che si manifesta con le mucche spremute sino alla fine, malate croniche, piagate, rachitiche (e magari anche bastonate e tirate su con i vericelli sul camion della morte). No. La crudeltà più sordida è quella di chi si occupa del 'miglioramento genetico' con il fine di produrre super-tori padri di super-mucche (super nel senso della maggior produzione di latte). E' gente che non si sporca le mani, lavora nei 'centri studi' occupandosi di statistica e algoritmi.

Lo stop a questa crudeltà si avrà solo quando entreranno in vigore norme sul benessere delle vacche da latte che imporranno uno stop alla selezione genetica per la produzione di latte (la causa principale dello scarso benessere di questi poveri animali) e norme senza deroghe sul diritto delle bovine a riposare sulla paglia, a camminare sull'erba, ad essere alimentate da erbivori quali dovrebbero essere.

Tratto da: tutela fauna