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sabato 3 luglio 2010

Ostruzione alla caccia: la Francia calibro 12 colpisce ancora

01.07.2010
Strano paese la Francia. Vi convivono le forme di pensiero piu' aperte e progressiste fianco a fianco con il conservatorismo piu' becero. Gli intellettuali ed artisti piu' aperti, innovatori, provocatori, con i bifolchi trinariciuti della peggior risma. E questo cammeo legislativo e' figlio della seconda stirpe: guai a chi disturba il cacciatore! Ma sono piu' i problemi che il provvedimento solleva piuttosto che quelli che intende risolvere (01/07/10)
Un decreto del Ministero dell’Ecologia (si, non della caccia, dell'ecologia, avete letto bene...) del 4 giugno 2010, pubblicato sul Journal Officiel del 6 giugno 2010, ha creato la "contravvenzione per ostruzione a un atto di caccia". Un'ammenda di "quinta classe", compresa tra 1.500 e 3.000 euro punira' tutti gli atti di ostruzione concreta che comportano l'impedimento allo svolgimento della caccia.

Secondo l’articolo L. 420-3 del codice dell’ambiente, e' definito atto di caccia «qualsiasi atto volontario legato alla ricerca, alla seguita o all'attesa della fauna selvatica che abbia come scopo o risultato la cattura o la morte della medesima».

Le fasi precedenti, cosi' come la ricerca della selvaggina da parte di un ausiliario, NON sono atti di caccia e quindi non rientrano in questa curiosa forma di "tutela". In sostanza, "disturbare" un cacciatore prima che abbia iniziato a cacciare o i battitori durante una battuta al cinghiale non rientrano tra le violazioni sanzionate dalla norma. Lo stesso dicasi per il finire un animale ferito, inseguire con cani da sangue un animale ferito, andare a verificare l'abbattimento di un animale (caccia da appostamento ad ungulati) e l'addestramento dei cani o le loro competizioni.

Secondo l'opposizione parlamentare francese il decreto e' ridicolo. Con la situazione attuale il Governo francese non ha di meglio da fare che preoccuparsi di "tutelare" la caccia come fosse un diritto fondamentale dell'individuo. Questo decreto, secondo alcuni, non fa che difendere diritti medievali, quando i nobili impegnati nella caccia non potevano trovare alcun ostacolo al loro divertimento e disturbarli era atto perseguibile.

Anche in Francia non e' possibile per i proprietari terrieri impedire la caccia sulla loro proprieta'. Questo e' un assurdo legale che mina addirittura uno dei principi fondamentali della nostra societa', ovvero la tutela della proprieta' privata. Ora questo abuso legalizzato viene ulteriormente rafforzato: il proprietario dei terreni non potra' esercitare alcuna pressione contro gli invasori armati di doppietta che potranno sempre denunciarlo per "ostruzionismo". Oltre alla beffa, il danno.

Sarebbe forse piu' opportuno, notano dall'opposizione di sinistra, che il Governo mostrasse altrettanta attenzione alla tutela dei diritti sociali e dal lavoro, piuttosto che a quelli degli ammazzasette locali.

Dure le critiche anche delle associazioni ambientaliste, che notano come esistano gia' norme a tale riguardo e che gli episodi paventati dai cacciatori (sempre propensi all'esagerazione, che sia delle loro avventure, dei loro carnieri o dei presunti soprusi di cui son vittime) di incursioni animaliste contro la caccia alla corsa siano di fatto vicini allo zero.

I cacciatori italiani non hanno perso tempo nell'elogiare questo illuminato provvedimento, quasi che la pratica della loro attivita' fosse costantemente impedita da bande di eco-terroristi! Il vittimismo delle doppiette locali e' al solito patetico. Non bisogna confondere infatti gli "atti di ostruzione concreta" con la crescente avversione sociale al questo fenomeno marginale. Ne' si puo' confondere la manifestazione del proprio dissenso con la "ostruzione concreta".

Anche in Italia si era tentata l'introduzione del concetto di "disturbo alla caccia". La Regione Lombardia, notoriamente prona ad assecondare i desideri dei suoi cacciatori ultras, aveva avuto la brillante idea di introdurre il concetto di "disturbo all’attività venatoria". A questo goffo tentativo ha risposto il Tribunale:

Reg. Lombardia - Disturbo all’attività venatoria anche avvalendosi di strumenti atti all’allontanamento della selvaggina - Divieto di cui alla 51, comma quinto, Legge Reg. Lombardia 26/93 (come inserito da art. 24 LR 7/02) – Prevalenza del diritto costituzionale di riunirsi pacificamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero – Revoca sanzioni amministrative comminate.

Tribunale di Milano, I Sezione Civile
Sentenza n. 6309/05 del 10 maggio 2005 (depositata il 31/5/2005)
De Filippo ed al. contro Provincia di Milano
Estratto:
"Nel caso in oggetto ci si trova di fronte ad un radicale conflitto tra lo svolgimento indisturbato della -pure legittima- attività venatoria, garantito dalla legislazione nazionale regionale e la contrapposta esigenza di esprimere liberamente e con efficacia il pensiero che avversa tali attività, anche attraverso manifestazioni pubbliche, come garantito rispettivamente dagli artt. 21 e 17 Cost. (che subordina la possibilità di divieto a “comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica”).
Ora, nel conflitto tra due diritti siffatti, quello che gode di garanzia costituzionale è destinato a prevalere, purché il suo esercizio sia tale da determinare un semplice affievolimento di quello contrapposto, che può subire una temporanea compressione, perché limitata non solo nel tempo, ma anche nello spazio, per poi pienamente riespandersi, senza aver subito alcun sostanziale nocumento."

In pratica il principio introdotto dal legislatore calibro 12 aveva avuto vita breve per le fattispecie piu' comuni, come le manifestazioni anti caccia il giorno dell'apertura. La tutela del presunto "diritto" alla caccia infatti cozza - e si sfascia - contro il ben piu' importante diritto dei cittadini ad esprimere le proprie idee in pubblico con una manifestazione. E se la manifestazione, colorata e chiassosa, si svolge in campagna, tanto peggio per i cacciatori. Non sara' certamente una norma insensata come quella francese a "salvaguaradrli".

Per non parlare delle possibili "perversioni" dell'uso di tale norma francese. Dato che la caccia si svolge in un ambiente condiviso con altre persone - ad esempio escursionisti, ciclisti, cercatori di funghi, birdwatcher... - fino a che punto la loro sola presenza potrebbe essere intesa come "ostruzione" alla caccia? La famiglia che fa una scampagnata e si trova faccia a faccia con un gruppo di cacciatori, deve alzare le tende per non "ostruirli"? O solo se si puo' dimostrare che la famiglia in questione non si trova casualmente in campagna, ma ha deliberatamente inteso recarsi in quel luogo presumendo la presenza di cacciatori al fine di "fare ostruzione"? Interessante processo alle intenzioni...

Come si vede il provvedimento e' una emerita idiozia. Non stupisce quindi che abbia fatto sognare tanti cacciatori nostrani, che vi ci sono rispecchiati.

Fonte: Tutelafauna

Ombre oscure sulla caccia

02.07.2010 - Da qualche tempo c'è più di qualche semplice sospetto sull'ecatombe di cani da caccia. Le stime di Federcaccia parlano di 2.500 cani morti, circa 2.000 ferimenti e quasi 900 casi di danni provocati a persone e cose. Gli incidenti sembrano aver avuto un'incidenza esponenziale negli ultimi anni tanto che qualcuno ha pensato di vederci chiaro. Infatti c'è il sospetto, nonostante i cacciatori mai e poi mai ucciderebbero per soldi il proprio fedele compagno di hobby barattando l'affetto per un risarcimento. Resta però il fatto evidente di un aumento di casi sospetti. La svolta che ha aumentato i malentenzionati sembra coincidere con la stipula della nuova polizza assicurativa per il 2010 che Federcaccia ha sottoscritto con Ina–Assitalia e Assimoco. L'assicurazione prevede, per la prima volta, un risarcimento per la morte del cane che può arrivare a 1.800 euro.

La morte sospetta dei cani è però solo uno dei problemi. Federcaccia infatti, rappresenta 35mila dei 750mila cacciatori italiani, è nell'occhio del ciclone per un buco di bilancio di milioni di euro.

Fonte: Il Tempo - Il Sole 24ore.com

sabato 22 maggio 2010

Animali nocivi - i soliti noti sono innocenti

Il più ampio studio mai compiuto sull'impatto dei predatori sulla consistenza delle popolazioni di uccelli canori, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, mostra che non esiste alcuna evidenza scientifica che metta in correlazione l'aumento di alcuni predatori (corvidi, scoiattoli) col declino significativo delle popolazioni di uccelli canori. Lo stesso risultato relativo all’andamento della popolazione di corvi in Scozia. Cade uno dei luoghi comuni tanto caro ai cacciatori (16/05/10)

Lo studio condotto dal Britih Trust for Ornithology (BTO) si è concentrato su specie come il Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) e lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella) combinando le osservazioni in oltre 200 siti per il periodo 1967-2000 con quelle di oltre 2.000 volontari che hanno monitorato i siti nel periodo 1995-2005.

Benché sia ampiamente riconosciuto che, in alcune situazioni, una presenza significativa di predatori che si nutrono alle spese di uova, nidiacei e adulti abbia un effetto sull'abbondanza della specie vittima, non esisteva ad oggi alcun dato scientifico significativo che tale effetto negativo fosse diffuso.

In questo studio, i ricercatori hanno comparato l'evoluzione del numero di prede e predatori su un arvo temporale di 40 anni per verificare l'esistenza di dinamiche correlate. Si tratta dello studio più sofisticato, sul più lungo periodo e la scala più ampia mai intrapreso su questo specifico tema. Le specie predatrici analizzate sono Poiana (Buteo buteo), Sparviere (Accipiter nisus) e Gheppio (Falco tinnunculus) che predano giovani e adulti. Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Cornacchia (Corvus corone) e Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) sono i predatori di nidi presi in considerazione. Per lo scoiattolo sono disponibili dati solo per il periodo 1995-2005.

Per 22 delle 29 specie prede potenziali prese in considerazione si è rilevato che non esiste alcuna correlazione statistica significativa tra l'aumento della popolazione di predatori e la diminuzione della popolazione di prede. Solo l'aumento di tre specie di predatori (sparviere, gheppio e scoiattolo grigio ) ha mostrato una qualche forma di correlazione con la diminuzione di alcune popolazioni di prede.

Tra le relazioni significative tra aumento dei predatori e diminuzione delle specie, quella che sembra evidenziare il legame più forte è quella l'aumento degli sparvieri nel periodo 1967- 2000 e il corrispondente declino di Ciuffolotti, Passera mattugia (Passer montanus) and Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).

Una relazione che è stata confermata è quella positiva tra la consistenza delle popolazioni di prede e quelle di predatori: quando le prime aumentano, le secondo seguono. Questo è particolarmente vero nel caso dei predatori di nidi autoctoni (Picchio rosso maggiore, gazza, ghiandaia, cornacchia). Questo studio, condotta per tutta la Gran Bretagna, scagiona questi predatori dal sospetto di essere i principali responsabili del declino di alcune specie, ma evidentemente non esclude possibili effetti negativi significativi a livello locale.

Altri studi hanno evidenziato che nello stesso periodo di tempo la consistenza delle popolazioni di uccelli canori è stata significativamente influenzata da altri fattori, quali le modifiche alle modalità di conduzione delle terre agricole e delle foreste.

La ricerca, di Stuart Newson (BTO), Eric Rexstad (University of St Andrews), Stephen Baillie (BTO), Stephen Buckland (University of St Andrews) e Nicholas Aebischer (Game and Wildlife Conservation Trust) è stata pubblicata col titolo "Population changes of avian predators and grey squirrels in England: is there evidence for an impact on avian prey populations?" sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology.

Un corvo (Corvus corax)Una ricerca più specifica condotta in Scozia sui Corvi (Corvus frugilegus) è giunta a conclusioni simili. Non possono essere loro gli imputati del calo della popolazione di alcuni limicoli (Pavoncella, Piovanello pancianera, Piviere dorato, Beccaccino e Chiurlo) i cui numeri sono drammaticamente calati – in certi casi anche del 50% - negli ultimi venticinque anni, proprio mentre si assisteva a un recupero in grande stile dei corvi.

Questo studio è stato pubblicato nel febbraio 2010 dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) e dal Centre for Environmental Sustainability (ACES) della University of Aberdeen. Un po' di evidenza scientifica a fronte di cedenze, miti e leggende che da sempre circondano i corvidi, giustificati dalla loro straordinaria intelligenza nel mondo dei pennuti.

Aumento dei corvi, il fatto che siano dei predatori di nidi, la loro pessima reputazione e il calo di alcune popolazioni di limicoli ha portato molti a trarne l'immediata conclusione che il calo di questi ultimi non poteva che essere causato dalle prime e che quindi fossero necessari interventi speciali per “sfoltirne” la popolazione. Secondo uno schema tanto noto quanto fasullo, i cacciatori si sono immediatamente candidati a “ribilanciare” gli ecosistemi controllando le popolazioni “in eccesso”. Una storia che abbiamo spesso sentito anche in Italia ma di cui non siamo mai riusciti ad apprezzarne i risultati.

Questa ricerca, pubblicata anch'essa sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology, fornisce una base scientifica robusta sulla base della quale eventuali provvedimenti di questo tipo potrebbero o dovrebbero essere assunti se realmente necessari. Lo studio si basa su dati provenienti da una zona di oltre 1.700 kmq di altipiani nei quali è stato studiato il rapporto tra l'andamento delle popolazioni di corvo e di limicoli negli ultimi 20 anni.

La storica persecuzione perpetrata da cacciatori, proprietari terrieri e contadini contro i corvi aveva portato il loro numero a ridursi vistosamente nel corso del XX secolo, con un sostanziale restringimento del loro areale di distribuzione. Cambiamenti economici e culturali hanno consentito ai corvi, negli ultimi 25 anni, di crescere di nuovo e riconquistare gli spazi da cui erano stati eliminati. Nel Regno Unito, il Breeding Bird Survey ha dimostrato che tra il 1994 e il 2007 la popolazione di corvi è aumentata del 134%.

Nonostante questo evidente recupero, la ricerca non ha trovato alcuna correlazione tra questa dinamica in crescita e il parallelo calo delle popolazioni di limicoli. Altri fattori, come la modifica degli habitat, della copertura vegetale e un generalizzato aumento dei predatori come le volpi, possono essere responsabili del declino su così ampia scala.

tratto da: tutelafauna

giovedì 11 marzo 2010

La caccia piace sempre meno!!

Sondaggio Ipsos: la caccia piace sempre meno

Dall'indagine Ipsos emerge che il 79% dei cittadini considera l'attività venatoria una crudeltà da vietare. I candidati perdono il 40% dei voti se si dichiarano "cacciatori" (11/03/10)

Il 40% degli elettori alle regionali cambierebbe il suo voto se il candidato inizialmente prescelto proponesse regole a favore della caccia. È uno dei risultati di un sondaggio realizzato da Ipsos per Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia su "Le opinioni degli italiani sulla caccia".

Dall'indagine emerge che il 79% dei cittadini considera la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l'80% la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l'autorizzazione del proprietario. L'84% degli italiani, inoltre, darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70, mentre il 71% chiede di limitare la stagione venatoria a ottobre, novembre e dicembre.

Nettissimo anche il dato relativo all'articolo 43 della legge Comunitaria, approvato in Senato e ora in discussione alla Camera, che permetterebbe l'estensione della stagione venatoria oltre gli attuali limiti 1 settembre-31 gennaio. In questo caso la contrarietà è dell'81% degli italiani, che dunque si oppongono ad ogni ipotesi di allungamento della stagione di caccia.

Molto importante il responso anche nelle tredici Regioni al voto: il 69% degli elettori, secondo il sondaggio Ipsos, si dichiara contrario o totalmente contrario ai candidati che proponessero regole a favore della caccia, e 4 elettori su 10 cambierebbero di conseguenza il loro voto.

Tratto da : tutelafauna