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giovedì 1 luglio 2010

Halal: Un mercato da 5 milioni di euro Made in Italy


Halal: Un mercato da 5 milioni di euro

La firma della Convenzione interministeriale sosterrà l'iniziativa "Halal Italia"

30/06/2010
© ansa.it per NEWSFOOD.com

"In Italia il fatturato dei prodotti 'halal', cioé conformi ai precetti di religione islamica, ammonta a circa 5 miliardi di euro. Ma si tratta di un mercato destinato a crescere sempre di più, così come quello delle imprese italiane che esporteranno nei Paesi di religione musulmana cibi, farmaci e cosmetici halal". Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, spiega l'importanza della firma della Convenzione interminesteriale di sosteno all'iniziativa 'Halal Italia', insieme ai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole.

"La nostra produzione agricola e del made in Italy - continua - nell'ultimo decennio ha visto aumentare la sua distribuzione nei Balcani, nell'Europa dell'Est, nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Proprio in queste ultime due aree sono presenti oltre 350 milioni di fedeli islamici. In Francia sono 5 milioni, mentre in Italia sono 1,5 milioni", ma a differenza dei nostri cugini d'Oltralpe, i cittadini italiani musulmani "fungono più da ponte comunicativo tra l'Islam e la cultura occidentale".

La scelta di certificare con il marchio 'Halal Italia' i prodotti del made in Italy che verranno esportati nei Paesi islamici e anche sul mercato interno, "é un'operazione di tipo culturale per una maggiore integrazione dei musulmani in Italia - prosegue il ministro - ma anche di sicurezza, in modo da evitare la distribuzione di prodotti non controllati".

Con questa iniziativa "sarà garantita la sicurezza per i nostri consumatori anche sul mercato interno - conclude Fazio - perché dovranno essere seguite delle regole precise. Ad esempio durante la macellazione della carne dovrà esserci una persona di religione musulmana che reciti le preghiere prescritte, non si potranno usare solventi che contengono alcol, tutta la filiera dovrà essere halal e non ci potranno essere contaminazioni".

Ansa.it per NEWSFOOD.com

mercoledì 30 giugno 2010

Consiglio Regionale del Veneto propone di tutelare gli animali

VENETO/REGIONE: CONSIGLIO, PRESENTATA PDL SU TUTELA ANIMALI DI AFFEZIONE


(ASCA) - Venezia, 30 giu - Buone notizie per i cani e i gatti che vivono in Veneto. In Consilgio regionale, infatti, e' stato presentato un progetto di legge che porta le firme di rappresentanti di tutti i gruppi presenti in Consiglio regionale e che si propone di tutelare gli animali di affezione prevenendo i maltrattamenti e l'abbandono tra le prime cause del randagismo.

Il progetto, che ha come primo firmatario Vittorino Cenci (Lega Nord), si ispira al trattato europeo che riconosce agli animali lo status di 'esseri senzient'' e agli accordi stipulati dalle province autonome di Trento e Bolzano con il Ministero della salute in materia di benessere degli animali da compagnia.

Tutti gli interventi a favore degli animali saranno gestiti e coordinati dall'Ardav (area regionale dei diritti degli animali del Veneto) che dovra' essere istituita presso la struttura regionale competente in materia di servizi veterinari. L'Ardav si occupera' prevalentemente dell'anagrafe canina affidate alle Ulss e delle strutture di ricovero per gli animali.

La proposta di legge prevede, inoltre, norme per la collaborazione con la Regione delle associazioni e degli enti di protezione, stabilisce il divieto di utilizzare animali in spettacoli, giochi ed esposizioni che comportino condizioni inadeguate, e definisce le norme per il commercio di animali.


http://www.asca.it/regioni-VENETO_REGIONE__CONSIGLIO__PRESENTATA_PDL_SU_TUTELA_ANIMALI_DI_AFFEZIONE-511667-veneto-21.html

On. Martini appello al Sindaco di Castellamare

SALUTE: MARTINI, SINDACO CASTELLAMARE RIVEDA DIVIETO CIBO A RANDAGI

(ASCA) - Roma, 30 giu - Secco richiamo del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, al sindaco di Castellamare di Stabbia che ha imposto con un'ordinanza il divieto di dare da mangiare ai cani randagi.

'' Fermo restando la necessita' di mantenere l'igiene e la pulizia del suolo pubblico - dichiara il sottosegretario - , anziche' emanare provvedimenti assurdi che privano gli animali randagi del fondamentale diritto all'alimentazione e, quindi, alla sopravvivenza, il Sindaco di Castellammare di Stabia dovrebbe preoccuparsi di applicare le norme vigenti in materia di prevenzione del randagismo e di tutela del benessere animale, a partire dall'obbligo di microchippatura dei cani disposto dalla mia Ordinanza del 6 agosto scorso per implementare l'anagrafe canina e consentire la rapida e sicura rintracciabilita' degli animali vaganti sul territorio''.

''Vorrei ricordare al primo cittadino di Castellammare di Stabia - continua Martini - che le leggi vigenti attribuiscono ai Sindaci la responsabilita' di raccogliere i cani randagi, curarli, ricoverarli in canile, microchipparli e sterilizzarli e non certo farli morire di stenti. Privare gli animali del sostentamento rientra nel reato di maltrattamento e non risolve il problema del randagismo. I milioni di proprietari di animali da compagnia in Italia pretendono dalle Istituzioni comportamenti civili e di rispetto delle leggi sacrosante di cui fortunatamente il nostro Paese e' dotato. Prenderemo immediatamente contatto con l'amministrazione perche' iniziative come queste vengano prontamente interrotte e sanzionate''.


http://www.asca.it/news-SALUTE__MARTINI__SINDACO_CASTELLAMARE_RIVEDA_DIVIETO_CIBO_A_RANDAGI-927419-ORA-.html

sabato 22 maggio 2010

Animali nocivi - i soliti noti sono innocenti

Il più ampio studio mai compiuto sull'impatto dei predatori sulla consistenza delle popolazioni di uccelli canori, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, mostra che non esiste alcuna evidenza scientifica che metta in correlazione l'aumento di alcuni predatori (corvidi, scoiattoli) col declino significativo delle popolazioni di uccelli canori. Lo stesso risultato relativo all’andamento della popolazione di corvi in Scozia. Cade uno dei luoghi comuni tanto caro ai cacciatori (16/05/10)

Lo studio condotto dal Britih Trust for Ornithology (BTO) si è concentrato su specie come il Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) e lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella) combinando le osservazioni in oltre 200 siti per il periodo 1967-2000 con quelle di oltre 2.000 volontari che hanno monitorato i siti nel periodo 1995-2005.

Benché sia ampiamente riconosciuto che, in alcune situazioni, una presenza significativa di predatori che si nutrono alle spese di uova, nidiacei e adulti abbia un effetto sull'abbondanza della specie vittima, non esisteva ad oggi alcun dato scientifico significativo che tale effetto negativo fosse diffuso.

In questo studio, i ricercatori hanno comparato l'evoluzione del numero di prede e predatori su un arvo temporale di 40 anni per verificare l'esistenza di dinamiche correlate. Si tratta dello studio più sofisticato, sul più lungo periodo e la scala più ampia mai intrapreso su questo specifico tema. Le specie predatrici analizzate sono Poiana (Buteo buteo), Sparviere (Accipiter nisus) e Gheppio (Falco tinnunculus) che predano giovani e adulti. Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Cornacchia (Corvus corone) e Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) sono i predatori di nidi presi in considerazione. Per lo scoiattolo sono disponibili dati solo per il periodo 1995-2005.

Per 22 delle 29 specie prede potenziali prese in considerazione si è rilevato che non esiste alcuna correlazione statistica significativa tra l'aumento della popolazione di predatori e la diminuzione della popolazione di prede. Solo l'aumento di tre specie di predatori (sparviere, gheppio e scoiattolo grigio ) ha mostrato una qualche forma di correlazione con la diminuzione di alcune popolazioni di prede.

Tra le relazioni significative tra aumento dei predatori e diminuzione delle specie, quella che sembra evidenziare il legame più forte è quella l'aumento degli sparvieri nel periodo 1967- 2000 e il corrispondente declino di Ciuffolotti, Passera mattugia (Passer montanus) and Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).

Una relazione che è stata confermata è quella positiva tra la consistenza delle popolazioni di prede e quelle di predatori: quando le prime aumentano, le secondo seguono. Questo è particolarmente vero nel caso dei predatori di nidi autoctoni (Picchio rosso maggiore, gazza, ghiandaia, cornacchia). Questo studio, condotta per tutta la Gran Bretagna, scagiona questi predatori dal sospetto di essere i principali responsabili del declino di alcune specie, ma evidentemente non esclude possibili effetti negativi significativi a livello locale.

Altri studi hanno evidenziato che nello stesso periodo di tempo la consistenza delle popolazioni di uccelli canori è stata significativamente influenzata da altri fattori, quali le modifiche alle modalità di conduzione delle terre agricole e delle foreste.

La ricerca, di Stuart Newson (BTO), Eric Rexstad (University of St Andrews), Stephen Baillie (BTO), Stephen Buckland (University of St Andrews) e Nicholas Aebischer (Game and Wildlife Conservation Trust) è stata pubblicata col titolo "Population changes of avian predators and grey squirrels in England: is there evidence for an impact on avian prey populations?" sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology.

Un corvo (Corvus corax)Una ricerca più specifica condotta in Scozia sui Corvi (Corvus frugilegus) è giunta a conclusioni simili. Non possono essere loro gli imputati del calo della popolazione di alcuni limicoli (Pavoncella, Piovanello pancianera, Piviere dorato, Beccaccino e Chiurlo) i cui numeri sono drammaticamente calati – in certi casi anche del 50% - negli ultimi venticinque anni, proprio mentre si assisteva a un recupero in grande stile dei corvi.

Questo studio è stato pubblicato nel febbraio 2010 dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) e dal Centre for Environmental Sustainability (ACES) della University of Aberdeen. Un po' di evidenza scientifica a fronte di cedenze, miti e leggende che da sempre circondano i corvidi, giustificati dalla loro straordinaria intelligenza nel mondo dei pennuti.

Aumento dei corvi, il fatto che siano dei predatori di nidi, la loro pessima reputazione e il calo di alcune popolazioni di limicoli ha portato molti a trarne l'immediata conclusione che il calo di questi ultimi non poteva che essere causato dalle prime e che quindi fossero necessari interventi speciali per “sfoltirne” la popolazione. Secondo uno schema tanto noto quanto fasullo, i cacciatori si sono immediatamente candidati a “ribilanciare” gli ecosistemi controllando le popolazioni “in eccesso”. Una storia che abbiamo spesso sentito anche in Italia ma di cui non siamo mai riusciti ad apprezzarne i risultati.

Questa ricerca, pubblicata anch'essa sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology, fornisce una base scientifica robusta sulla base della quale eventuali provvedimenti di questo tipo potrebbero o dovrebbero essere assunti se realmente necessari. Lo studio si basa su dati provenienti da una zona di oltre 1.700 kmq di altipiani nei quali è stato studiato il rapporto tra l'andamento delle popolazioni di corvo e di limicoli negli ultimi 20 anni.

La storica persecuzione perpetrata da cacciatori, proprietari terrieri e contadini contro i corvi aveva portato il loro numero a ridursi vistosamente nel corso del XX secolo, con un sostanziale restringimento del loro areale di distribuzione. Cambiamenti economici e culturali hanno consentito ai corvi, negli ultimi 25 anni, di crescere di nuovo e riconquistare gli spazi da cui erano stati eliminati. Nel Regno Unito, il Breeding Bird Survey ha dimostrato che tra il 1994 e il 2007 la popolazione di corvi è aumentata del 134%.

Nonostante questo evidente recupero, la ricerca non ha trovato alcuna correlazione tra questa dinamica in crescita e il parallelo calo delle popolazioni di limicoli. Altri fattori, come la modifica degli habitat, della copertura vegetale e un generalizzato aumento dei predatori come le volpi, possono essere responsabili del declino su così ampia scala.

tratto da: tutelafauna

venerdì 9 aprile 2010

Strage di gatti

Cavaion. Strage di gatti in via Berengario, la strada che dal municipio scende verso la rotonda in direzione Bardolino. È un quartiere molto popolato e con alta densità di abitazioni. Lì, qualcuno, con sadismo, si diverte a sparare ai gatti con il «flobert», il fucile ad aria compressa che spara pallini di piombo.
La «Rossa» è il quarto gatto impallinato in poco tempo nei giardini dietro le case che si affacciano sulla via. Probabilmente la gattina ce la farà ma altri due sono morti ed un quarto vive con due degli stessi pallini in corpo.
La signora Lucia Duello, 53 anni, insegnate di scuola materna, abita con il marito Giorgio Andreazza e la figlia Alessia in una di queste palazzine affiancate le une alle altre, lungo la via. Con la famiglia vive anche Whisky, un gattone dagli occhi azzurri. Loro, sebbene non siano i proprietari dei gatti che vivono in cattività, si prendono cura anche di Puzzo e della Rossa, portandogli tutti i giorni del cibo.
«Il giorno di Pasqua», spiega Lucia, «mio marito è sceso alle otto come tutti i giorni per portare da mangiare ma la Rossa non c'era. Poi, a mezzogiorno, la vediamo dalla finestra nel giardino di sotto, come sempre sdraiata al sole. Alle cinque del pomeriggio la chiamiamo per un bocconcino, ma non si muove. Allora», continua Lucia, «andiamo giù a vedere cosa le è accaduto e la troviamo con la bava alla bocca, praticamente morta. Ci siamo precipitati alla clinica veterinaria di Lazise, che sappiamo essere aperta sempre 24 ore al giorno».
Lucia continua: «Al controllo radiografico i dottori hanno scoperto che aveva 5 pallini in corpo e non si poteva sapere se sarebbe sopravvissuta o meno». La Rossa, per fortuna, sembra avercela fatta. La dottoressa Marta Toniolo che l'ha curata spiega: «Sta meglio, ha iniziato a mangiare. Con la radiografia sono risultati visibili almeno 4 pallini: due nel torace e due nel gluteo e nell'arto sinistro. La sua fortuna è stata che non hanno colpito organi, occhi o la testa».
La famiglia Andreazza mostra la radiografia del torace di Puzzo, con i due pallini impiantati con cui convive da due anni. «In luglio», racconta Lucia, «la mia vicina ha trovato il suo gatto agonizzante. Non ha fatto in tempo ad arrivare dal veterinario qua a Cavaion, come è arrivata è morto. Aveva questi stessi pallini. La settimana scorsa, il 31 marzo, è stato trovato morto un altro gatto randagio, con la bava alla bocca anche lui, sempre qua sotto. Ed ora il giorno di Pasqua hanno sparato anche alla Rossa».
Martedì Lucia è andata a sporgere denuncia sia alla polizia locale che ai carabinieri di Cavaion, dopo aver chiamato l'ente protezione animali di Verona per segnalare i fatti. L'Enpa infatti era già intervenuto 4-5 anni fa, sempre su segnalazione della famiglia, quando si era formata la colonia di gatti dalla quale sono nati anche Puzzo e la Rossa. «Continuavano a riprodursi, così abbiamo chiamato la protezione animali e nella stessa giornata sono venuti con le gabbiette a prenderli, li hanno sterilizzati e poi riportati qui. Con i vicini siamo riusciti a farli adottare da varie famiglie».
«Abbiamo voluto denunciare anche pubblicamente la vicenda, perché se nessuno fa niente qua la strage continua. Ora attendiamo il ritorno della Rossa, sperando che azioni così spregevoli non si ripetano e che i responabili si sentano almeno feriti allo stesso modo di questi poveri gatti che non fanno male a nessuno», conlude Lucia Duello, che ora deve anche sobbarcarsi il conto della clinica veterinaria.


Fonte : L' Arena